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Oltre la crescita: è possibile una prosperità senza crescita?
Dalla quantità dei beni - alla qualità della vita
(riflessioni a margine dell'incontro del 22-aprile 2010 con
Gianfranco Bologna e  Maurizio Pallante)

 

Una riflessione sul  perché di Oltre la crescita

Cinzia Di Fenza (cinzia.difenza@gmail.com)

   

 L’obiettivo principale che ci ha mosso a sviluppare questo progetto in Libertà e Giustizia è quello di  accrescere e promuovere informazione, conoscenza e consapevolezza intorno al rapporto tra economia, ambiente e società e cioè tra questa crescita economica, energivora e senza limiti, e l’esaurimento delle risorse e gli squilibri sociali, vicini e lontani. Un tema normalmente non affrontato  dai media e dalla politica e poco toccato in generale dal dibattito pubblico sulla “crescita” e  sullo “sviluppo” (termini spesso abusati, sovrapposti, ma tutti ad indicare comunque  ed ancora il perseguimento, con aggiusti magari, di una stessa idea di star bene”.).

   

La questione della crescita dell'economia fine a sé stessa ed essenzialmente ancora fondata sul PIL,  pone ormai in modo innegabile la necessità di una riflessione profonda e ampia e profondamente critica nei suoi confronti e di un'azione consapevole, collettiva ed individuale.

   

 In questi ultimi decenni molti studiosi (a partire dal celebre Rapporto del Club di Roma sui Limiti dello sviluppo negli anni ’70, poi aggiornato, v. nostra bibliografia consigliata) hanno richiamato l’attenzione sui problemi ecologici e sui limiti dello sviluppo e ragionato sulle contraddizioni  che, in maniera sempre più evidente – forse  - caratterizzano il nostro sistema.

   

Abbiamo ritenuto importante proporre nuovamente e con maggior forza  il tema perché oggi stiamo assistendo, almeno da un paio di anni in maniera più vistosa, ad una crisi che, a ben guardare, non è solo economica e finanziaria, ma è al contempo una crisi ecologica, sociale, culturale.  Il rapporto squilibrato tra crescita economica illimitata, crisi ambientale e aumento delle disparità impone una domanda: c’è una crisi economica o di sistema?  Come ha sottolineato efficacemente tra gli altri Raj Patel, ex membro della Banca Mondiale ed economista “illuminato” (o capitalista “pentito”) nel suo “Il valore delle cose”: “Ciò che distingue questa crisi dalle precedenti è la sua diffusione globale, nonché il fato che avviene nell'ultimo frangente  utile per scongiurare una catastrofe climatica globale.”.

   

In effetti sarebbe (a mio avviso) sufficiente un po' di buon senso per rendersi conto che intorno a noi e nel mondo, il degrado ambientale, l'esaurimento e lo sfruttamento delle risorse naturali (meglio sarebbe cominciare a parlare di patrimonio), l'acuirsi delle disparità sociali tra Nord e Sud del mondo, ma anche all'interno dei paesi del Nord,  come anche la precarizzazione del lavoro,  il cambiamento climatico e le sue conseguenze, anche sociali, tra cui la crescita delle migrazioni, la crisi alimentare, stanno segnalandoci che questa economia, basta sulla crescita non può più reggere a lungo e che urgono politiche nuove e modi diversi di concepire e affrontare questi problemi globali che interessano a questo punto la sopravvivenza di tutti.  Azioni di smantellamento dei beni comuni, cementificazione del territorio, devastazione del paesaggio, frammentazione delle comunità, privatizzazione dell'acqua, inquinamento crescente,  nell'aria e in quello che mangiamo, il tutto in nome di un'idea di “benessere” assolutamente distorta e in un vero  e proprio processo di  mercificazione delle nostre vite.

   

Ma non lo capiamo, non cogliamo – e non ci aiutano certo a cogliere    l’informazione quotidiana, né la politica - le connessioni tra le cose che accadono. La consapevolezza è ancora poco diffusa (anche se cresce ).

Ed è per questo che come LeG crediamo sia fondamentale porci domande e costruire una partecipazione ampia sulla necessità di andare oltre la mera crescita dell'economia, far evolvere il concetto di benessere cui siamo abituati  basato solo sul consumo. Farsi sostenitori  di un messaggio di “prosperità senza crescita” (come il titolo scelto e mutuato da un team di ricerca britannico), intesa anche nel senso di benessere collettivo, cioè di più equa ripartizione.

Tutto ciò dovrebbe avvenire prima e soprattutto dentro di noi,  superando l'immaginario culturale dominante, provando a cambiare “la ricetta” , cioè ad utilizzare strumenti intellettuali diversi da quelli con cui siamo abituati - o veniamo abituati - a guardare quanto sta accadendo. 

Affrontare questi temi e le loro connessioni significa occuparsi di GIUSTIZIA SOCIALE ED AMBIENTALE, considerato che parliamo di diritti: ad un ambiente sano, alla sicurezza alimentare, ai beni comuni,e in definitiva, a questo punto, di diritto al futuro per tutti.

   

Per avviare questo percorso di  riflessione e informazione, abbiamo pensato di cominciare con l’incontro che si è tenuto il 22 aprile scorso presso la Saladei Valdesi di p.zza Cavour, ragionando sulle cause “fisiche” per cui questa crescita non è più sostenibile ambientalmente e socialmente, con Gianfranco Bologna ( e aggiungo, sul divario enorme di conoscenza scientifica su questi temi e quello che sanno o che viene veicolato alle persone) e, accanto, proporre e diffondere un approccio diverso ad un'altra economia, alternativa alle leggi di mercato,  e un diverso concetto di prosperità e di benessere delle persone e delle comunità, che è quello portato avanti da alcuni anni dalla Decrescita e nello specifico dell’intervento ascoltato in questa occasione, dal Movimento della Decrescita Felice, che in Italia, ha tra i suoi principali esponenti, Maurizio Pallante, suo fondatore.

   

Naturalmente la nostra intenzione è di creare pensiero e circolare idee sul tema e sulle sue articolazioni in sé, toccando e dibattendo le diverse questioni nelle loro possibili diverse declinazioni, analizzando approcci e visioni più o meno radicali, nella consapevolezza che ciascun concetto significa qualcosa di preciso (sviluppo sostenibile, green economy, economia ecologica, decrescita, ecc.) e non è sovrapponibile come spesso accade nel linguaggio mediatico, ma che ai fini della crescita di conoscenza, tutti gli apporti rappresentano comunque e sempre spunti di riflessione per ciascuno, affinchè, una volta usciti da questi incontri, si  sappia e si abbiano strumenti in più per valutare e decidere cosa fare come persone e quali cittadini (e non consumatori, benchè consapevoli) essere.

   

Nel ciclo di incontri ascolteremo testimonianze, assisteremo a filmati e toccheremo insieme diversi temi /aspetti connessi alla crescita dell'economia e a questa società dei consumi, per evidenziare la necessità ormai improcrastinabile di cambiare rotta e passare  dalla crescita economica energivora ed illimitata ad un'economia ecologica e giusta che possa garantire il futuro di tutti.

   

Discutere della  crescita economica  imposta dal sistema economico  prevalente   in rapporto ai danni arrecati   all' ecosistema  aiuta senz'altro a  porre   questioni  sul  tipo di sviluppo  che si promuove  ed alle finalità cui  questo   tende – sostiene anche Isabelle. Che invita a chiedersi: Quale  benessere   per  i popoli  e le comunità oltre la crescita dei consumi e la produzione di merci? Quali  modelli di   convivenza  sociale    e quali azioni  collettive  promuovere   per   difendere i diritti di ciascuno ai beni comuni  (materiali e non)   estendendo  gli spazi  di democrazia  partecipativa ?

 

Speriamo di essere in tanti e disseminare il più possibile...

   

Il gruppo di lavoro del progetto Oltre la Crescita, o meglio, la task force superattiva e quasi tutta al femminile, è composta oggi da soci di LeG e non: Maria Pirina, Patrizia Luzzatto, Isabelle Vankerkove, Marilena Principessa, Fausto Martinelli, Massimo Corinaldesi.

   

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La VIDEOCRONACA dell'incontro

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